Se aspetti che i clienti arrivino da te..non arriveranno.
Se aspetti che i media ti chiamino..non chiameranno.

Nessuno scopre chi non è autore della sua vita.

Il personal branding è, innanzitutto, questo un cambio di forma mentis!

In questo post https://www.danielaiavolato.it/reputazione-perche-dobbiamo-averne-una/ abbiamo parlato di reputazione e del perché alcune persone hanno lodi e successo a parità di: competenze, servizi e prodotti offerti e abbiamo “anche” individuato la risposta: comunicano e padroneggiano alcuni presidi con competenza e costanza e, così facendo, creano una reputazione.

✔Ma cos’è il personal branding? 

Il personal branding è l’attività volta a creare, supportare e orientare strategicamente una reputazione professionale, così da incrementare o indirizzare verso i canali giusti le proprie opportunità lavorative.

✔Per chi è?

Riguarda tutti! Quando pubblichiamo un post, una foto, partecipiamo a una discussione, apriamo un profilo social inserendo dati relativi alla nostra professione, i nostri hobbies, la nostra famiglia, stiamo in realtà costruendo un identikit digitale. Ogni click che facciamo in rete ci profila come utenti ed è potenzialmente tracciabile (è bene saperlo!). In questo modo chiunque,  digitando il nostro nome, può ricevere informazioni su di noi.

Il personal branding è, dunque, per tutti! Sia per chi ha già una carriera, sia per chi non ce l’ha e sta cercando un lavoro; per chi la sta avviando, per i “cosiddetti” C-level: coloro che devono fare gli interessi dell’azienda rappresentandola all’esterno. Per chi vive, naturalmente, della sua immagine (penso, per esempio, alle mie amiche modelle).

Come si fa? – Con quali strumenti?

Con l’auto-promozione, superando l’imbarazzo di mostrarsi ma senza cadere (o scadere) nell’autocelebrazione fine a se stessa, in quello che io chiamo “effetto star”.

Attiriamo ciò che raccontiamo, quindi: mostra chi sei, perché sei utile, cosa sai fare, perché ti distingui (prima si semina..poi si raccoglie). Diverso il caso dei top manager, i quali cercano di comunicare, piuttosto, i valori e la visione del futuro aziendale, ne valorizzano i successi, cercano di attrarre nuovi talenti.

Non ci sono media che funzionano per tutti e sempre.

Col personal branding il “prodotto” da vendere sei tu! Ed è per questo che, a seconda del caso, del pubblico al quale si desidera parlare, dell’obiettivo da raggiungere, è necessario individuare con attenzione la piattaforma di riferimento – ricorda: si parte sempre dal processo di acquisto o dalla finalità da raggiungere, senza trascurare ciò che ti valorizza e ti riesce meglio (se non sei un buon oratore, ma ti senti più comodo nella scrittura..correre su ClubHouse perché ci sono tutti non ti farà bene. Fare personal branding online deve anche piacerti e divertirti: non vederlo solo come un “dovere”) -.

Un giovane neolaureato che vuole, per esempio, creare contatti e farsi notare dagli HR o dai manager delle aziende, utilizzerà con maggiore frequenza Linkedin e farà attenzione a ciò che posta sugli altri social. Questo perché ogni azione pubblica dice qualcosa di noi!

In più. Per ottimizzare la propria presenza online e minimizzare i rischi legati a un possibile “blackout” di queste piattaforme, il punto di partenza, la base e il principio di tutto, è il canale proprietario. Una propria pagina web professionale, magari, legata a un blog.

Quanto tempo ci vuole?

Fare personal branding online è un’attività strategica e continuativa che richiede tempo, impegno personale e una buona dose di soft skills (empatia e pazienza in cima alla lista). I risultati non sono immediati, non siamo nella sfera delle relazioni vis a vis, ma delle percezioni e della memoria online.

Eh no! Non si tratta di un tema nuovo e non è certamente nato con i social network, ma oggi si basa – prima di tutto -, su strumenti digital e social perché è qui che le persone ci cercano e decidono se stringerci la mano oppure no.

Non commettere, quindi, l’errore di credere che la faccenda si esaurisca tra le maglie web perché, come vedremo, e in parte lo abbiamo già accennato, ogni strumento o attività ha una funzione specifica. Questo vuol dire che dobbiamo imparare a ragionare in un’ottica crossmediale (social, stampa, radio, Tv, networking), perché per promuoversi serve tutto!